venerdì 28 marzo 2008

Free Tibet

Anche se la campagna elettorale incombe e assorbe la nostra attenzione, non possiamo tacere sul genocidio culturale in atto nel Tibet e non esprimere la nostra solidarietà al popolo tibetano.

Per quanto la notizia dei morti in Tibet si aggiunga alle centinaia di morti in altre parti calde del mondo (Iraq, Afhghanistan, ecc.), la drammaticità della situazione tibetana, dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che le politiche di potenza seguono sempre gli stessi sentieri: occupazione, repressione, cancellazione di ogni traccia della cultura e di ogni minimo dissenso.

Come è sempre accaduto nella storia, anche in questo caso, la RealPolitik sconsiglia o impedisce agli stati democratici di prendere una netta posizione contro la superpotenza cinese: qualche vago appello al dialogo, qualche pressione diplomatica, una velata minaccia di non partecipare alla cerimonia di apertura alle olimpiadi e niente più. Ancora una volta, l'Europa produce solo la propria afasia...

La repressione dei tibetani da parte del regime cinese, peraltro, non è una novità di questi giorni. C'è un documento del Tribunale Permanente dei popoli del l 20 novembre 1992, in cui il Tribunale emetteva una sentenza di condanna della Repubblica Popolare Cinese e dove veniva dimostrato che le autorità cinesi perseguono da sempre una politica di repressione, perpetrando gravi violazioni dei diritti fondamentali del popolo tibetano, come la privazione dell’esercizio della libertà di religione e di espressione, la pratica degli arresti arbitrari e delle condanne senza processo, la pratica della tortura, la rottura dell’omogeneità etnica e culturale del Paese attraverso trasferimenti coatti.
La sentenza è consultabile per intero alla pagina web:
http://www.internazionaleleliobasso.it/dtml/tribunale_permanente/sentenze/18_tibetit.pdf

Poichè non ci sarà nessuna reazione degna di nota a questo genocidio, nè proteste di piazza nè boicottaggi delle Olimpiadi, propongo di fare qualcosa che può essere connotato come semplice testimonianza e senso di indignazione: non guardare nemmeno un minuto delle Olimpiadi di Pechino che si terranno tra qualche mese e boicottare le aziende che sponsorizzano l'evento.

Per quel poco che servire, si può anche inviare una mail al governo italiano e al CONI per chiedere il ritiro della delegazione italiana alle Olimpiadi.

A.A.

Volantino


Insieme alla lettera, pubblicata con il post del 20 marzo, a tutti i cittadini di Spoleto invieremo anche questo volantino.


giovedì 27 marzo 2008

I dati aggiornati degli infortuni sul lavoro

Qualche giorno fa a Torino, il Ministro Damiano e il Dr. Giorgini (Direttore Generale dell'INAIL) hanno illustrato i dati su infortuni e "morti bianche" nel 2007.

Il dato complessivo, agghiacciante, è il seguente: i morti sul lavoro nel 2007 sono stati circa 1.260 e gli infortuni 913.500.

Le prime stime dell'INAIL sulle morti bianche per l'anno 2007 parlano di circa 1.260 morti sul lavoro a fronte dei 1.341 dell'anno precedente. Si tratta di numeri stimati ma attendibili e semmai approssimati per eccesso.

Dalle stime INAIL risulta poi che, dei 1.260 incidenti mortali avvenuti nel 2007, 1.130 si sono verificati nel settore dell'industria e dei servizi, 115 nell'agricoltura e 15 tra i dipendenti in conto Stato.
In particolare, 295 sono quelli del settore costruzioni. Inoltre più di un quinto (esattamente 260) sono avvenuti in itinere, ovvero lungo il tragitto casa lavoro e viceversa.

Gli incidenti sul lavoro, invece, sempre secondo le stime dell'INAIL, sono stati 913.500 nel 2007. Nel 2006 erano stati 928.158. In particolare, gli incidenti sono stati 57.300 nell'agricoltura, 827.000 nell'industria e nei servizi di cui 100.000 nelle costruzioni, e 29.200 tra i dipendenti in conto Stato.

Trend di lungo periodo.
Negli ultimi cinquanta anni le morti bianche in Italia sono comunque notevolmente diminuite. Nel 1956 i morti del lavoro erano 3.900 per salire a 4.644 nel 1963, anno di massimo storico per gli infortuni mortali ma anche di forte sviluppo industriale (sono gli anni del boom economico).
Nel 1966 gli infortuni erano di nuovo scesi a 3.744 e da lì è partito un lento ma continuo decremento: 2.793 nel 1976, 2.083 nel 1986, 1.372 nel 1996, 1.546 nel 2001, per finire con 1.260 dello scorso anno.

Un andamento simile hanno registrato anche gli infortuni non mortali, sebbene non in maniera altrettanto lineare e con un calo non altrettanto marcato. Basti ricordare che erano 1.150.354 nel 1956, 1.283.667 nel 1976, 1.023.379 nel 2001 e 928.158 nel 2006.

Costo dei danni da lavoro.
Il costo sociale degli infortuni sul lavoro in Italia calcolato dall'INAIL per l'anno 2005 ammonta a quasi 45 miliardi e mezzo di euro, pari a circa il 3,21% del Prodotto interno lordo. Nello specifico i costi assicurativi sono stati solo 11.760 miliardi di euro, a fronte di 14.377 miliardi per gli interventi e i dispositivi di prevenzione e di ben 19.307 per le altre spese legate ai danni da lavoro: dal tempo perduto dai colleghi delle vittime per il soccorso all'addestramento dei sostituti, dai guasti alle macchine alla perdita di immagine da parte dell'azienda.

Piccole e grandi aziende.
Ma dove si verificano gli incidenti sul lavoro? Nel corso del 2006 il 31,7% degli infortuni denunciati all'INAIL nel settore dell'industria e dei servizi sono avvenuti in aziende fino a 15 dipendenti. Una percentuale che però raddoppia (61,4%) quando si parla di casi mortali: nel 2006 infatti su 1.205 morti bianche avvenute in questo settore, ben 740 si sono verificate nelle aziende fino a 15 addetti. Analizzando alcuni specifici comparti come la lavorazione dei metalli, la lavorazione dei minerali non metalliferi e le costruzioni si scopre, inoltre, che nell'ultimo triennio alcune industrie presentano un indice di frequenza più alto rispetto alle imprese artigiane (rispettivamente 64,38 per mille addetti contro 56,37; 61,51 contro 54,32 e 56,6 contro 52,88). Nel caso degli incidenti gravi, invece, le imprese artigiane presentano spesso un indice di frequenza maggiore delle industrie: 4,5 per mille addetti contro 4,40 nelle costruzioni, 3,68 contro 2,85 nella lavorazione dei minerali non metalliferi, 3,9 contro 2,21 nei trasporti.


(Fonte:INAIL)

Lo spot elettorale de La Sinistra l'Arcobaleno

Sulla homepage del sito de La Sinistra l'Arcobaleno, si può vedere lo spot pensato per questa campagna elettorale: semplice, diretto, efficace.

Vai a http://www.sinistrarcobaleno.it/

domenica 23 marzo 2008

Per chi votano gli operai?

Una notizia pubblicata di recente dovrebbe farci riflettere seriamente: in una recente ricerca - non uno dei tanti sondaggi preelettorali, spesso usati come clave nella campagna elettorale, è emerso che la metà del voto operaio va al PDL....Per una forza politica come la Sinistra Arcobaleno, che esplicitamente si richiama alla tradizione del Movimento operaio, è necessario porre sotto attenta osservazione questa ricerca.

Secondo l'istituto Demos&Pi, infatti, in una ricerca realizzata da Demetra in collaborazione con Coop e pubblicata da Repubblica, la coalizione guidata da Walter Veltroni è votata dal 31,6% degli operai, ma una percentuale maggiore (46,5%) vota per l'alleanza di Silvio Berlusconi, che sul voto popolare distacca la coppia Pd+Idv di quasi 15 punti (14,9%).

Esaminando le intenzioni di voto delle categorie socio-professionali si scopre che ancora più in basso nel voto operaio c'è la Sinistra Arcobaleno con l'11,9%, seguita dall'Unione di centro col 5,7% e dagli altri partiti con un complessivo 4,4%.

L'alleanza Pdl+Lega Nord+Mpa prevale anche nel voto di altre categorie. In particolare ottiene il 43,8% (contro il 37,6% di Pd+Idv) da parte della categoria insegnante-tecnico-funzionario del settore privato, il 57,9% (contro il 22,9% per Veltroni) nella categoria lavoratore autonomo-imprenditore, il 53,7% (contro il 28,8%) nella categoria libero professionista e il 52,5% (contro il 29,2%) nella categoria casalinga.

Prevale invece la coalizione di Veltroni nelle categorie impiegato-insegnante-tecnico-funzionario del settore pubblico (51,2% contro il 30,7%), studente (43,7% contro il 38,2%) e pensionato (45,7% contro il 37,3% della coalizione di Berlusconi).

Come commentare? Mettendo in fila vari sondaggi apparsi sui giornali, in particolare quelli di Mannheimer sul Corriere, appare evidente che la Sinistra Arcobaleno recupera terreno tra i giovani, considerata con interesse e con qualche aspettativa; sempre Mannheimer, ha fatto notare che il bacino potenziale de La sinistra l'Arcobaleno è abbastanza ampio, pur pescando esclusivamente nel campo del Centrosinistra.
Di contro, c'è questa doccia fredda: metà degli operai vota per il Cavaliere e solo l'11% dichiara di votare per SA. Sarà il caso di correre ai ripari, anche uscendo da una logica strettamente elettorale?
A.A.

sabato 22 marzo 2008

Il Comune di Vallo di Nera non si tocca!

Sulla recente iniziativa del Comitato "Medio Nera", riportiamo una ferma presa di posizione del Consigliere comunale Cristian Benedetti, di Rifondazione Comunista - Sinistra Arcobaleno.
E'opportuno - e necessario - che su questi temi si esprimano tutte le opinioni e tutti i punti di vista, per contribuire in modo democratico e trasparente alla decisione finale. Invitiamo tutti i lettori a inviare commenti sull'argomento
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Il Comune di Vallo di Nera non si tocca

Ritengo che l’iniziativa intrapresa dal Comitato “Medio Nera”, anche se legittima, sia inopportuna ed inadeguata perché, con l’unificazione dei tre comuni Vallo di Nera, Sant’Anatolia di Narco e Scheggino non si risolvono i problemi del territorio, anche se esiste la necessità oggettiva di razionalizzare e migliorare i servizi per i cittadini: questo obiettivo è possibile accorpando tutti i servizi senza per questo avere un’unica amministrazione comunale.
Non si può cancellare la storia, l’identità e le peculiarità dei singoli comuni che hanno sempre risposto in modo adeguato alle necessità ed ai problemi dei propri cittadini. E’ per questo che invito i promotori dell’unificazione e le amministrazioni comunali interessate ad una discussione vera sui problemi dello sviluppo del nostro territorio, senza fughe in avanti rispetto ad accorpamenti ma cercando insieme con idee ed iniziative la strada migliore per la soluzione dei problemi.

Benedetti Cristian – Consigliere comunale Rifondazione Comunista-Sinistra Arcobaleno Consiglio Comunale Vallo di Nera

giovedì 20 marzo 2008

Ordine del giorno sulla Legge 194

A nome de La Sinistra Arcobaleno, il consigliere Giampiero Calabresi ha presentato un ordine del giorno sulla Legge 194. Ne pubblichiamo il testo per intero.





Al Sindaco del Comune di Spoleto
Al Presidente del Consiglio Comunale



Ordine del Giorno

Rafforzare i consultori e difendere la legge 194


Richiamando
che con la legge istitutiva dei consultori familiari (legge 405 del 75) è stato sancito che il servizio d’assistenza alla famiglia e alla maternità ha come scopo:
a) l’assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità ed alla paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia, anche in ordine alla problematica minorile;
b) la somministrazione dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte dalla coppia e dal singolo in ordine alla procreazione responsabile nel rispetto delle convinzioni etiche e dell’integrità fisica degli utenti;
c) la tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento;
d) la divulgazione delle informazioni idonee a promuovere ovvero a prevenire la gravidanza consigliando i metodi ed i farmaci adatti a ciascun caso.


Evidenziando
che la Legge 194 del 78 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” , sancisce che lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. Che la stessa Legge stabilisce che i Consultori debbano assistere la donna in stato di gravidanza:
a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio;
b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;
c) attuando direttamente o proponendo all’Ente Locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a);
d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza.

Sottolineando
che Il Progetto Obiettivo Materno Infantile assegna un ruolo centrale ai Consultori Familiari nella promozione e tutela della salute della donna e dell’età evolutiva e raccomanda che gli stessi siano integrati nella rete dei servizi territoriali a livello distrettuale e che debba essere salvaguardato il lavoro di équipe, fondamentale per garantire globalità e unitarietà dell’approccio.
Che lo stesso progetto indica che per lo svolgimento delle sue funzioni il consultorio si avvale, di norma, delle seguenti figure professionali: ginecologo, ostetrica, assistente sociale, assistente sanitari, infermiere , il cui intervento integrato, proiettato nelle problematiche della prevenzione, ne definisce la fisionomia e specificità rispetto ai presidi di natura ambulatoriale e ospedaliera; che, inoltre, devono essere previste, in qualità di consulenti, altre figure professionali quali il sociologo, il legale, il mediatore linguistico-culturale, il neuropsichiatra infantile, l’andrologo e il genetista presenti nella ASL a disposizione dei consultori.

Considerando
che per i Consultori la problematica dell’interruzione volontaria di gravidanza presenta certamente aspetti di grande delicatezza e complessità in quanto da un lato implica la necessità di cercare di rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione (anche attraverso la stimolazione di interventi di natura sociale e socio sanitaria intergrata) e, ove ciò risultasse vano, seguire adeguatamente (da un punto di vista sanitario, ma anche psicologico) nell’intero percorso assistenziale, la donna che richiede una IVG.

Ritenendo
che i Consultori debbano essere rispondenti ai requisiti ed agli standard di fabbisogno indicati dal Progetto Obiettivo Materno Infantile e che la loro attività debba essere sostenuta per garantire le azioni previste dal Piano sanitario Nazionale nel campo della promozione della salute in età adolescenziale, delle relazioni di coppia, di famiglia e disagio familiare, del controllo della fertilità e procreazione responsabile, della assistenza in gravidanza, alla puerpera e al neonato, della prevenzione dell’IVG, della prevenzione dei tumori femminili e degli interventi per l’età post-fertile.

Tenendo conto
che è in atto una campagna per l’abolizione della Legge 194 che nega anche l’evidenza che la legalizzazione dell’aborto ha determinato la scomparsa dell’aborto clandestino, ha comportato l’eliminazione della mortalità e morbilità materna ad esso associata ed ha consentito la riduzione dell’interruzione volontaria di gravidanza ( dal 1982 ad oggi l’IVG è scesa del 44,6% e del 60% se riferita alle sole donne italiana ), grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevole, alternativi all’aborto, secondo gli auspici della legge

Ritenendo
che l’aggressione alla Legge 194 è un’aggressione alla donna nella sua persona e nella sua dignità perché nega la centralità della sua decisione nel non poter portare avanti una gravidanza;
che la campagna contro la Legge 194 vuole uno Stato che arretri sul terreno dei diritti civili acquisiti e che cancelli la sua laicità costituzionale, che cancelli inoltre l’educazione sessuale dei giovani, le politiche di prevenzione e di sostegno per una procreazione consapevole e responsabile, che faccia ripiombare le donne nella clandestinità dell’aborto e che lasci - come un tempo di cui non si immaginava il ritorno - solo alle più ricche la possibilità di ricorrere alla IVG all’estero, come peraltro purtroppo avviene per la fecondazione assistita.

Ritenendo altresì
che l’aggressione alla Legge 194 possa essere favorita dall’indebolimento dei Servizi Consultoriali che hanno il merito di concretizzare la centralità del significato della legge 194 su come prevenire e diminuire il numero di aborti; che la carenza della presenza di consultori sul territorio e delle risorse umane in dotazione possa invalidare le funzioni per le quali i Consultori sono stati istituiti






Si impegna il Sindaco e la Giunta

- A sostenere presso la Regione dell’Umbria, in previsione della definizione del nuovo Piano Sanitario Regionale, il potenziamento dei Servizi Consultoriali secondo quanto previsto dalle indicazioni del Progetto Obiettivo Materno Infantile;

- A sostenere sul livello territoriale la presenza e le attività dei Servizi Consultoriali promuovendo, in collaborazione con le Associazioni delle Donne, una verifica degli stessi presso la ASL.

- A verificare, in collaborazione con le Associazioni delle Donne, eventuali problemi presenti nel servizio pubblico per l’applicazione della Legge 194.